Mercoledì delle Ceneri 2017

Il mercoledì delle Ceneri segna, nella tradizione cristiana, l'inizio della Quaresima, il tempo di preparazione alla Pasqua. Nella seguente tabella è indicata la data del Mercoled' delle Ceneri 2017 e delle successive Domeniche di Quaresima

Mercoledì della Ceneri 01/03/2017 Inizio della Quaresima
I Domenica di Quaresima 05/03/2017 Invocavit
II Domenica di Quaresima 12/03/2017 Reminiscere
III Domenica di Quaresima 19/03/2017 Oculi
IV Domenica di Quaresima 26/03/2017 Laetare
V Domenica di Quaresima 02/04/2017 Judica
Domenica delle Palme 09/04/2017 Palmarum
Giovedì Santo 13/04/2017 Fine Quaresima

 

 

Quaresima 2017

  Quaresima: “un istante prima dell’alba”

scritto da Alberto Gnemmi

 Carissimi Confratelli Oblati e Laici Associati,

Quaresima: “un istante prima dell’alba”, un inciso, quasi il tentativo di una definizione, che non è farina del mio sacco, ma che ho preso in prestito dal titolo di un libro che sto leggendo, scritto da padre Ibrahim Alsabagh, un francescano siriano di quarantasei anni, parroco nella città di Aleppo in Siria, dove da anni è in corso una guerra con orribili distruzioni e migliaia di morti. L’autore narra le vicende drammatiche del conflitto in corso, ma soprattutto coglie il filo d’oro della speranza che ogni giorno sguscia miracolosamente dai disumani bombardamenti e dalle macerie zeppe di cadaveri innocenti. Speranze che vengono dalla fede vissuta; ossia, dal confidare in Dio e dalle opere di carità compiute sia dalla comunità francescana, alla quale appartiene padre Alsasagh, sia da quella cristiana, della quale il religioso è parroco. Carità e speranze che si rincorrono e prendono forma, sostenendo con viveri e medicine le tante famiglie ridotte alla miseria, tenendo aperte le porte dell’oratorio, pagando le rette scolastiche dei bambini e di numerosi studenti universitari, futuro di questo paese, continuando il dialogo con il mondo musulmano, nonostante l’Isis e le sue minacce.

Quaresima: “un istante prima dell’alba”. Per chi crede in Gesù e nella sua Pasqua, l’esistenza può essere compresa con questa chiave di lettura: il male, sempre di noi uomini ribelli, è un istante che deturpa, ma il bene, che l’amore genera ad oltranza, a partire da quello della Trinità, come un soffio, apparentemente precario e timido, in effetti denso e concreto, ridà senso alla vita, la riempie di gioia e di speranza, spingendola a consegnarsi agli altri per condividere con loro le stesse gioie e speranze. Assaporando l’eternità come esperienza di pienezza di vita condivisa.

Quaresima: “un istante prima dell’alba”. Non è questo il senso da cogliere per questo tempo liturgico? Non è questo il cammino da compiere come credenti? Ossia, uscire dai nostri istanti di egoismo carico di tristezza, di competizione orgogliosa con chi ci è accanto, di autoreferenzialità ambiziosa da primi della classe, per scorgere l’alba dell’amicizia e della stima reciproca, del camminare insieme nella preghiera e nella confidenza, nel condividere e collaborare nell’impegno apostolico per incarnare la Pasqua di Colui che è risorto?

Carissimi Amici, facciamoci l’augurio reciproco, scontato, di accogliere e vivere la Quaresima aperti alla speranza della Pasqua, che non smette di irrompere nella storia per l’opera dello Spirito Santo, che, indomito ad ogni freno, attualizza con impressionante creatività l’amore del Crocifisso nella storia del mondo, dentro le nostre esistenze. Ancora una volta, tenendo lo sguardo fisso su Gesù Maestro, il tempo liturgico quaresimale ci faccia sperimentare la verità della fede nella concretezza della vita, perseguendo la logica della vita donata come esperienza di condivisione, del fare il bene come esperienza di altruismo e prossimità, della riconciliazione come esperienza del primato della fraternità.

“Un istante prima dell’alba”, ecco la Quaresima. Eppure – qui sta il mistero! -, la Pasqua è già presente ed attiva in quell’ “istante prima”.

Vostro fratello,
padre Alberto Gnemmi, omi
(Provinciale)


 

Papa FrancescoEditoriale

Papa Francesco e il “principio” della misericordia

14 febbraio 2017

AGENZIA SIR

Vincenzo Corrado

 

Bergoglio ci ha abituati a non considerare come punto di riferimento il centro, ma ad allargare l’orizzonte verso gli emarginati,gli esclusi, i poveri, i senza voce, gli elusi dai grandi circoli di pensiero. Forse è proprio questa la fatica più grande di chi continua a contestare, osteggiare o denigrare l’operato di Francesco. “Non lasciamoci rubare il Vangelo!”, continua a ripetere il Papa, esortando la Chiesa a un movimento di uscita da sé, a una missione centrata in Cristo, all’impegno verso i poveri. Un invito che offre una grande lezione per tutti. Una Chiesa più conforme al Vangelo e ai segni del nostro tempo. Prosegue l’opera di riforma di Papa Francesco, un processo irreversibile, con buona pace di chi ancora è scettico o dubbioso. In questo cammino Bergoglio gode di un grande sostegno. Certamente è rinfrancato dalla comunione e dall’affetto – con modi ed espressioni diverse – delle Chiese particolari. Ciò che più sorprende, però, è il “conforto” che giunge dalla preghiera non solo della Chiesa che lo circonda, ma soprattutto di tante persone semplici che vivono nelle “periferie” di tutto il mondo, “luoghi non solo fisici”.

La comunità sta pregando per Pietro.

Proprio come avveniva nella Chiesa delle origini. Molti racconti degli Atti degli Apostoli ne danno testimonianza. Si pensi, ad esempio, all’ultimo episodio della vita di san Pietro: la sua carcerazione per volere di Erode Agrippa e la sua liberazione per l’intervento dell’Angelo, alla vigilia del processo a Gerusalemme. Il racconto è segnato dalla preghiera, che univa tutte le “periferie” (le piccole comunità), non solo il centro della cristianità (cfr At 12,5).

Chi oggi fatica a comprendere, dovrebbe volgere lo sguardo proprio alle “periferie”.

Bergoglio ci ha abituati a non considerare come punto di riferimento il centro, ma ad allargare l’orizzonte verso gli emarginati, gli esclusi, i poveri, i senza voce, gli elusi dai grandi circoli di pensiero. Forse è proprio questa la fatica più grande di chi continua a contestare, osteggiare o denigrare l’operato di Francesco.
“Non lasciamoci rubare il Vangelo!”, continua a ripetere il Papa, esortando la Chiesa a un movimento di uscita da sé, a una missione centrata in Cristo, all’impegno verso i poveri.
Un invito che offre una grande lezione per tutti: non restare fermi nei propri retaggi, ma muoversi, aprirsi allo spostamento, alla conversione, al cambio di paradigma per impedire un atteggiamento ripiegato. Non è un attacco a chi la pensa diversamente, che rappresenta sempre una ricchezza, ma un invito al cammino scandito dal discernimento e, soprattutto, dalla misericordia. Perciò hanno colpito molto in tutta Italia, e non solo, quei manifesti affissi lo scorso 4 febbraio a Roma. Un fatto per il quale “il silenzio – ha scritto la presidenza della Cei in una nota di stima e gratitudine al Papa – sarebbe la risposta migliore”.

Anche perché chi ancora si ostina a non capire il percorso della misericordia, è come se rinnegasse in qualche modo il “mistero” più grande della fede.

La misericordia, infatti, è grazia; è nient’altro che l’Incarnazione del Verbo, il mistero totale di Cristo. Monsignor Marcello Semeraro, vescovo di Albano e segretario del Consiglio di cardinali, sostiene – nel volume “Le opere di misericordia. Centro della nostra fede” (Lev) – che la misericordia è il “principio architettonico” di questo Pontificato. È mistero fondamentale tratto dalla fede.

Questa è la misericordia per i cristiani.

Non qualcosa di astratto, un pensare e neppure semplicemente un volere, un sentimento, ma è sempre un “agire”, è qualcosa “che si fa”, come conclude la parabola del Samaritano. La misericordia non evoca idee, ma esperienze vissute. Proprio perché ad essere chiamata in causa è la stessa storia della salvezza. Difficile da accettare? È la storia della nostra fede.

Da Cracovia al Sinodo: il futuro della Chiesa passa da qui

 

 

di

Fonte: Agenzia SIR

Sarà dedicato ai giovani il prossimo Sinodo convocato da Papa Francesco. Da Cracovia al 2018, la Chiesa scommette su di loro: vuole accompagnarli facendo da "bussola", ma anche imparare da loro, quando scendono in campo da titolari e non da riserve. Nel 2017 i "Lineamenta"  e un Questionario per consultare la "base" e sfatare pregiudizi, letture superficiali e banalizzanti.

Il Papa e i GiovaniIl parco Blonia, zuppo di pioggia così come i suoi abitanti per una notte. “Io vi domando, voi rispondete: le cose si possono cambiare?”, chiede Papa Francesco. La risposta non si fa certo attendere, e suona in tante lingue quanti sono i Paesi da cui viene la “ola”: “Sì”. “La Chiesa oggi vi guarda, il mondo oggi vi guarda e vuole imparare da voi”. Nessuno sa se nella mente del Papa c’era già il Sinodo dei giovani: ma di certo, a Cracovia, l’estate scorsa abbiamo assistito ad un’anteprima d’eccezione, che in qualche modo ne ha già tracciato il percorso.

Dopo il Sinodo in due tempi dedicato alla famiglia, un’altra “prima assoluta” di Francesco, il 2018 sarà l’anno in cui la Chiesa universale è chiamata a raccolta per i giovani. E la preparazione comincia già con il 2017 che stiamo per inaugurare, con il documento preparatorio – i “Lineamenta” – che sarà inviato a tutti gli episcopati del mondo, unitamente ad un Questionario – come è stato fatto per la famiglia in occasione del Sinodo precedente – per consultare la “base” in forma diretta e avere da diocesi, parrocchie, associazioni e movimenti un identikit di coloro a cui appartiene il futuro della comunità ecclesiale e della stessa famiglia.

“I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, sarà il tema del secondo Sinodo dei giovani convocato da Papa Francesco in quattro anni di pontificato. Quando, a ottobre 2016, il Papa ha dato l’annuncio del tema scelto per il Sinodo del 2018, lo ha definito “in continuità” con quanto emerso dalle Assemblee sinodali sulla famiglia (2014 e 2015) e con l’esortazione post-sinodale “Amoris Laetitia”. L’obiettivo è chiaro:

“Accompagnare i giovani nel loro cammino esistenziale verso la maturità affinché, attraverso un processo di discernimento, possano scoprire il loro progetto di vita e realizzarlo con gioia, aprendosi all’incontro con Dio e con gli uomini e partecipando attivamente all’edificazione della chiesa e della società”.

Il questionario sarà certo di grande aiuto per fotografare l’esistente, con gli accenti e le sfumature diverse, a volte anche nette e perentorie, tra i vari Continenti, e all’interno di essi tra le Chiese di antica tradizione – quelle forse più a corto d’ossigeno in quanto alle percentuali di partecipazione attiva, in prima fila la “vecchia” Europa – e quelle che possono vantare una maggiore vitalità e freschezza di testimonianza della fascia “under 35”, come nel caso di Asia e Africa.

Ma i giovani, si sa, sono allergici alle percentuali e vivono di eccezioni: così, il Sinodo del 2018 potrà forse essere l’occasione per sfatare alcuni pregiudizi e magari dare maggiore titolarità al “popolo giovane” della Chiesa, quello che risente di più di alcune sue letture superficiali e banalizzanti da parte della galassia dei – cosiddetti – adulti.

Papa Francesco è un maestro in questa “cultura dell’incontro”: anche all’interno di folle oceaniche come quelle della Gmg di Cracovia è capace di guardare ciascuno dritto negli occhi. Come ha fatto con gli affacci a sorpresa dalla finestra dall’arcivescovado di Via Franciszkanka, la stessa da cui si affacciava Giovanni Paolo II. Nel primo ha ricordato Maciek, un giovane volontario che doveva essere lì ma non ce l’ha fatta perché stroncato a 20 anni da un tumore. Il Papa lo ha chiamato per nome e ha chiesto ai giovani, per un momento, di alzare lo sguardo e di non aver paura di guardare la vita, ma non dal balcone o dal divano del salotto: la vita è così, un giorno ci siamo e l’altro chissà. Perché la vita passa da qui, più che dagli schermi asettici di uno smartphone, e ha bisogno di “giovani con le scarpe” che lascino un’impronta, che sappiano giocare in campo da titolari e non da riserve.

I sogni e il realismo cristiano. E’ questo il binomio più amato dal Papa per descrivere l’universo giovanile, ai quali non fa mai sconti e chiede di declinare in senso alto la speranza cristiana, che non è mai utopica ma si nutre della concretezza della vita. I giovani sono il futuro, sono i sognatori per eccellenza, ma spesso hanno bisogno di una “bussola” per decifrare lo spessore delle loro situazioni esistenziali , misurare le difficoltà, addomesticare i desideri, tenere a bada le paure e pesare le aspettative.

Il prossimo Sinodo, insomma, potrebbe essere l’occasione per dimostrare che i giovani non sono una categoria, ma una fascia di età, fatta di volte e storie diverse, in cui c’è tutta la ricchezza della vita, con le sue gioie, le sue fatiche e le sue contraddizioni.

La Chiesa è pronta ad accompagnarli, ma anche a imparare da loro. A partire dal suo – e dal loro – “padre”, che in più occasioni ha esortato i pastori a “stare dietro”, oltre che davanti e in mezzo, alla gente. Ai giovani il ruolo di apripista, magari anche con diritto di parola all’appuntamento del 2018.

  • Vatican 145x76
  • CEI145x60
  • Diocesi capua5
  • logo Omi
  • RivistaOMI
  • oss rom 145x76
  • weca 145x76
  • sir 145x76
  • laparola4
  • Banner rebeccalibri editoria religiosa 150x60
  • Azione Cattolica Italiana
  • Movimento dei Focolari